20 | 10 | 2018
Stupidità e Natura PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

2014-02-07

 Gabbiano 2

 Uomini e gabbiani

                      di Andrea Masullo - Decresciamo Insieme

 

Nel bel romanzo di Richard Bach, che ha scaldato i cuori di tanti giovani dell’era ante Harry Potter, la voce più profonda dell’io che ci diceva di non rassegnarci al conformismo ma di cercare nuove strade, di dare il meglio di noi stessi, e che la vita non è solo sopravvivenza fra casa e lavoro ma bisogna osare, pensare e realizzare delle utopie, si materializzava in un gabbiano, “Il Gabbiano Jonathan Livingston”. L’autore, per rappresentare la vitalità più creativa dell’animo umano, non aveva trovato niente di meglio di questo splendido uccello, freccia bianca scagliata fra cielo e  mare. In epoca più recente Luis Sepulveda, nel suo romanzo “La gabbianella e il gatto”, fa di questo uccello, che vede tragicamente il suo candore imbrattato dal nero mortale del petrolio, la vittima emblematica dell’avidità umana, del consumismo che produce dolore e inquinamento.

In questi giorni, a Roma, questo splendido uccello di incomparabile eleganza viene dipinto come una minaccia per la popolazione! A questo è giunta la cecità di persone che chiuse nelle loro scatole di acciaio vanno in giro seminando gas cancerogeni e lasciando sulle strade di Roma ogni anno circa trecento morti e venticinque-trentamila feriti, un vero bollettino di guerra. Nella sua ottusità amplificata da una stampa altrettanto ottusa, questa gente grida alla nuova minaccia che viene dal cielo ed invoca strumenti per limitarne il numero.

Costoro nella loro ignoranza sembrano non sapere che una popolazione animale aumenta all’aumentare della disponibilità di cibo, ed è limitata dalla presenza di predatori. I gabbiani romani vivono dei rifiuti organici inopinatamente e pericolosamente abbandonati nelle discariche e sulle strade. La discarica di Malagrotta in questi ultimi decenni è stata per questa specie una gigantesca “nursery”, una dispensa enorme facilmente accessibile anche ai ratti. I meccanismi naturali mettono in competizione le due specie: meno gabbiani=più ratti. Per ridurre ratti e gabbiani insieme bisogna smetterla di sprecare i rifiuti organici, raccoglierli separati porta a porta, estrarne metano e infine farne compost da riportare nei parchi e nei campi agricoli con grande beneficio sia per l’ambiente che per le casse comunali.

I gabbiani che vivono in città si limiterebbero in tal caso a nutrirsi, oltre che di pesci del Tevere, proprio di quei piccioni che qualche anno fa erano diventati troppi inducendo il comune a programmare altrettanto assurde campagne di sterilizzazione!

Siamo diventati così stupidamente lontani dalla natura, da pretendere di stabilire noi quali è quanti animali devono vivere in città. Proprio noi che non sappiamo nemmeno trovare un modo etico e responsabile di pianificare il nostro numero, avviandoci tragicamente ad essere circa nove miliardi nel 2050, creando prospettive di fame, guerre per Il cibo e per l’acqua, cambiamenti climatici e devastazione di ogni angolo del pianeta, fino a scatenare la sesta estinzione di massa, con una potenza simile a quella del gigantesco meteorite che circa 65 milioni di anni fa provocò l’estinzione dei dinosauri e del 70% delle specie esistenti. La vera e più grande minaccia per l’uomo non è certo il gabbiano reale ma l’homo sapiens, soprattutto per quell’aggettivo di cui si fregia che gli fa credere di sapere tutto.

Smettiamola di dire sciocchezze, di avere la presunzione di decidere e controllare perfino il numero delle specie che per fortuna ancora riescono a sopravvivere nelle nostre città avvelenate, quando non sappiamo nemmeno controllare il nostro stesso numero ed in nome di irresponsabili politiche demografiche stiamo minacciando la vita stessa delle generazioni future condannandole al peggior esito malthusiano cioè al cinismo della sopravvivenza dei più ricchi a scapito dei più poveri.

Alzate gli occhi dal nero e sterile manto di asfalto, ammirate l’azzurro del cielo solcato da questi splendidi uccelli grigi e bianchi, figli del sole e del vento, sognate di volare con loro, liberi e leggeri, perché se non li vedrete più ci saranno meno speranze di guarire questo mondo malato.

 
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