26 | 05 | 2018
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Scritto da Administrator   

2013-11-21

 ATAC, Roma: continuum di operazioni falsarie o reato insussistente? Logo ATAC


Forse il destino ha voluto che Roma assumesse formalmente l'attributo di "Capitale" nel omento meno lusinghiero della sua rappresentatività del degrado dei comportamenti nazionali.
Pur stranamente non ancora deflagrata nel mondo mediatico nazionale  -  telegiornali e prime pagine dei giornali a grande tiratura - e nelle  prese di posizione dei Partiti - sfuggenti nelle loro dichiarazioni pubbliche  sul tema - emerge  infatti, con  gradualità e  nelle  pagini  interne o  locali,  la  notizia di un colossale  imbroglio,  reiteratosi  negli  anni e organizzato  nell'ambito  della  gestione  dell' ATAC, ( la società comunale che presiede ai trasporti pubblici della città).

Pare  dunque che nella  suddetta società sia stata attivata, con inizio  nei primi anni del millennio e protrattasi per un decennio, una parallela e clandestina fabbricazione e vendita di biglietti del trasporto pubblico per un ammontare annuo di una settantina di milioni di euro, Sebbene emersa in una indagine interna della società nel  biennio appena trascorso, la notizia sarebbe stata secretata per decisione  dei  vertici  della  società.  Risulterebbe  altresì  che l’operazione  falsaria, sia  stata  concepita a prevalente  beneficio (e presumibilmente con il consenso), delle forze politiche della città.

Pur trovandosi nelle rispettive delicate fasi del loro stesso futuro, le maggiori rappresentanze nazionali di Pd (in fase congressuale) e Pdl ( metamorfosi in "Forza Italia" ) si  caratterizzano   per sostanziale  reticenza e parimenti  si comportano  pure i  sindaci (Veltroni e Alemanno) che, nel decennio della menzionata mala gestione ATAC, hanno guidato la città di Roma.
Il loro silenzio, seppure spiegabile per la cautela imposta dalla delicatezza del caso, determina un apparente silenzio nelle platee del partito democratico, in questo periodo attraversate dall'intenso fervore emotivo per la celebrazione del congresso di partito.
I gravi  connotati della vicenda, riportati del resto nelle pagine cittadine o comunque interne dei quotidiani ("La Repubblica" in primis) talvolta con vene di incredulità (L'Unità), sono finora rimasti privi di interventi correttivi da parte degli organi competenti (magistratura inquirente soprattutto).

E' dunque  facilmente  deducibile  che quanto  meno il quadro  complessivo  dovrebbe già da ora suscitare delicatissimi quesiti sulle responsabilità " in vigilando " imputabili, a cascata, ai vertici  del  Comune e dell'apparato  dell’azienda  citata, fino  ad  arenarsi  nel silenzio presumibilmente apprensivo del Consiglio Comunale e dei Sindacati, e certamente consapevoli della toro funzione di organi di valutazione critica dei fatti gestionali di una Società, l'ATAC appunto, caposaldo fondamentale della mobilità cittadina.

Salvo  insussistenza  dei connotati  della vicenda ( fatto  augurabile in sommo  grado ma ormai assai  poco probabile ) la gravità del quadro  complessivo  coinvolgerà fatalmente  tutta la  storia dei  partito democratico  romano, con proiezione di ombre incancellabili sull'apparato, la ingenuità dei suoi militanti, la vulnerabilità dei metodi di selezione dei suoi gruppi dirigenti.
Con un giudizio finale che non potrà che essere ispirato alla massima severità e, politicamente, inappellabile.

(Pierluigi Sorti)

 
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