09 | 12 | 2018
NON RIMARRA' NULLA DELL'ITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

2013-11-04

 

 Mentre la politica continua .......   

Alfano & B. + ONBalilla                         

Mentre la politica continua a dare buona prova di se, Berlusconi gioca a tre carte (Forza Italia – PDL – Forza Italia di nuovo) mentre pensa alla grazia per non essere più un pregiudicato e medita di far cadere il Governo se Napolitano non gliela darà, Alfano sfoglia la margherita per decidere cosa fare da grande ed invoca le primarie, Bondi si scandalizza per le posizioni di Alfano, Fitto studia da Delfino di Silvio, il PD gioca anch’esso a carte che in questo caso si chiamano Tessere e cerca di risolvere i tanti problemi sorti in tutta Italia nei congressi di Circolo a causa della moltiplicazione dei pani (iscritti) legata alle interferenze di chi vuole dall’alto preservare il proprio potere, Monti abbandona la Presidenza di Scelta Civica ma rimane nel Gruppo come separato in casa, Marino rinnova Roma con un tuffo nel passato (vedi foto allegata), la Cancellieri da prova di sensibilità ed umanità criticando al telefono l’operato dei giudici che hanno fatto arrestare parte della famiglia Ligresti, ecc., ecc., ecc., l’ISTAT comunica che le previsioni di crescita fatte dal “Governo delle Larghe Intese” (da ribattezzare delle Larghe Contrapposizioni) per il 2014 sono sbagliate per eccesso e prevede che la disoccupazione crescerà ancora.

Insomma di male in peggio e la politica non sembra prendere atto che le previsioni dell’ISTAT richiederebbero una modifica vera della Legge di Stabilità che tutti vorrebbero ritoccare ma secondo logiche … di bottega. Intanto all’estero l’immagine dell’Italia è sempre più appannata e la nostra situazione viene descritta in termini fallimentari: "non rimarrà nulla dell'Italia".

Questo è il titolo di un articolo di un professore (italiano, forse un cervello in fuga) della Landon School of Economics and Political Science , una delle più prestigiose Università del mondo.

E’ bene che il documento sia letto e meditato. Lo trovate in fondo a questo articolo.

Sono vent'anni che qualcuno ha diffuso ottimismo a buon mercato e in tanti hanno voluto crederci, chiudendo gli occhi, perché i sogni sono sogni, ma siamo finiti nelle condizioni attuali.

Chi sa se leggendo, approfondendo l'amara prospettiva, passando dal sogno all'incubo, il risultato non possa cambiare. Chi sa se l'incubo, svegliandoci di soprassalto, non ci faccia aprire gli occhi e capire che tutti siamo in qualche misura, magari minima, responsabili di quello che è successo, della situazione attuale, del futuro che abbiamo preparato per i nostri figli. Chi sa che non si comprenda che ognuno di noi può fare qualche cosa per cambiare la situazione, che il contributo anche piccolissimo di tutti può cambiare la realtà: una goccia da sola è niente ma milioni di gocce fanno un mare.

Meditate gente, meditate. E, soprattutto REAGITE !!

 

Roberto Orsi, London School of Economics and Political Science:  "non rimarrà nulla dell'Italia"


Esattamente il mio pensiero sull'Italia di oggi. Ci vorrebbe un default per mettere tutti in riga questa e' la mia conclusione.
Roberto Orsi.

"Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all'Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent'anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.

Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell'IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l'estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un'economia che ha perso circa l'8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo "ripresa" è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.

Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l'immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell'élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L'Italia non avrebbe potuto affrontare l'ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l'apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell'Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull'Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell'UE sapendo perfettamente che l'Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l'Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.

L'Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell'UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d'Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese . Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.

La scomparsa dell'Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L'Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l'opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.

L'Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi - collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall'ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d'Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell'UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell'ordine repubblicano. L'interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale.

L'illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d'Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L'attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l'intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell'Italia.

In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell'Italia nazione industriale moderna. Entro un altro decennio, o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare. I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l'Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all'interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l'idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l'Italia."

Chi vuole può leggere lo stesso articolo in inglese sul sito dell'Università londinese (fa un effetto ancor più deprimente non perchè è in inglese ma perchè lo leggi sul sito dell'Università):
http://blogs.lse.ac.uk/eurocrisispress/2013/10/08/the-demise-of-italy-and-the-rise-of-chaos/

 
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