| Lettera Anesti luglio 2010 |
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…Origine del contendere fra turchi e polacchi ? Indovinate un po’ ? Non tanto motivi religiosi ma i crescenti tributi che i polacchi non volevano più versare al Sultano. Ossia la politica fiscale: argomento clou anche nei nostri tempi. Nella versione corrente, cioè dal 1999 al 2008 il problema era confinato al contenimento dei deficit e del debito pubblico in alcuni paesi dell’area euro mediante l’attivazione del così detto “Patto di Stabilità” (le cui regole ferree erano in parte aggirate da alcuni membri barando sui dati effettivi dell’indebitamento pubblico cfr “Lettera ANESTI” del Marzo e del Giugno 2010 www.anesti.it > Lettera ANESTI ). Dal 2008 però il problema dell’aumento del deficit annuale e della crescita del debito globale investe oltre all’euro anche l’area del dollaro Usa e della sterlina inglese, conseguenza per quest’ultime dei massicci interventi posti in atto durante la fase acuta della crisi dai governi americani (Bush e Obama) e da quello inglese (Brown) per il salvataggio dei rispettivi sistemi finanziari e con essi dell’intero sistema economico mondiale. Il quesito conseguente o se preferite the next question è: ora chi paga per quegli sconfinamenti del debito pubblico comunque, per qualunque causa generante e da chiunque causati ? Certamente pagheranno i paesi che nel passato, ossia prima del 2008, si sono mostrati meno virtuosi nelle politiche di spesa pubblica. Ma non solo. Qualcuno, come l’attuale Cancellierato tedesco, sostiene che a pagare debbano essere anche le banche, termine con cui sulla stampa per semplicità vengono genericamente etichettati tutti gli operatori finanziari, alcuni dei quali, con i loro comportamenti, secondo il governo tedesco (e secondo quello attuale americano), hanno provocato il dilagare della crisi e la necessità di imponenti operazioni di salvataggio che hanno travolto gli argini posti a presidio di già rilevanti indebitamenti pubblici. Scrivevamo a questo proposito il mese scorso su Avvisatore Parlamentare/Itinera “Ciò a cui stiamo assistendo non è –come qualcuno vorrebbe farci credere- esclusivamente l’evolversi della crisi greca, di quelle spagnola e portoghese e nemmeno di quella italiana. Quello che ha luogo sotto i nostri occhi è qualcos’altro, ossia una vera e propria guerra: fra chi da una parte vuole imporre regole più stringenti a quel mercato finanziario che ha causato la gigantesca crisi esplosa nel 2007-2008, e dall’altra un sistema finanziario che credeva di averla fatta sinora franca scaricando le proprie perdite (generate da una allegra speculazione) sui bilanci pubblici dei singoli paesi che esso aveva coinvolto nella crisi”…..” La decisione della Germania –che tanto scalpore ha suscitato- di limitare alcuni tipi di operazione a carattere fortemente speculativo contiene in sé un messaggio fortissimo: o il sistema finanziario accetta regole nuove con cui condurre i propri affari in chiave meno aggressivamente speculativa o quello stesso mondo si tiene i titoli del debito pubblico greco, portoghese, spagnolo, irlandese, belga, francese e italiano e questi paesi prima o poi escono dall’Euro con i loro debiti e i titoli di debito da loro emessi, che per le banche diverranno carta straccia come a suo tempo i tango bond argentini”. Sfortunatamente per la Germania la pistola che sta puntando sulla speculazione finanziaria è una pistola scarica perché l’attuazione di un tale piano dovrebbe comportare la sospensione o la fuoruscita dei paesi fortemente indebitati non solo dall’area Euro ma dalla Unione Europea e questo non è possibile a termini degli attuali patti e norme che regolano la Unione Europea per semplice atto discrezionale di alcuni paesi membri contro altri paesi membri. Detto dunque che stiamo parlando del nulla e che il massimo che si potrà ottenere in futuro è solo una azione maggiormente continuativa degli organi di controllo statali e sovranazionali preposti al mercato finanziario, si torna al punto di partenza, ossia: come smaltire il fenomenale debito pubblico che nel biennio 2008-2009 si è andato a sovrapporre come una nuova spessa stratificazione geologica al debito preesistente dei paesi sviluppati e attraverso quali comportamenti sia possibile creare le condizioni perché, in una sorta di tregua tra governi e mercati finanziari, e tra diverse aree economiche il sistema possa ritrovare un suo equilibrio senza crolli e senza rituffarsi (come prevedono alcuni : es Soros) in fasi di ri-recessione (termine orribile in italiano che molto più elegantemente in inglese si traduce con la espressione “double dip recession”). L’area Euro, nonostante l’enorme massa di liquidità in circolazione sui mercati mondiali attualmente nelle mani di investitori, ha un disperato bisogno di un afflusso di tale liquidità nei propri confini anche per creare il cosidetto European Special Purpose Fund, ossia un fondo che sarà inizialmente di circa 440 miliardi € per rifinanziare i debiti pubblici dei paesi più esposti dell’area Euro. Il 7 Maggio scorso in piena crisi greca se Atene avesse emesso –senza sostegno europeo- titoli a due anni del proprio debito pubblico sul mercato internazionale avrebbe dovuto pagare un interesse annuo su quel prestito del 18% ; il 7 Luglio, a soli due mesi di distanza, grazie alle politiche messe in atto fra la Grecia e la UE il costo per interessi dei titoli emessi per analoghe durate dal Tesoro greco è dell’8% con un risparmio sugli interessi pagati dalla Grecia di 10 punti percentuali. Ma è anche il sistema bancario europeo nel suo complesso ad aver sete di fondi. Sul mercato interbancario (prestiti fra banche) il differenziale sul tasso EONIA a tre mesi è passato dallo scorso Aprile all’inizio di Luglio 2010 dallo 0,22% allo 0,30%. Cioè per una banca indebitarsi con un’altra banca costa ora oltre un terzo di più, in termini di spread, di quanto costasse appena tre mesi fà. Ciò accade nonostante, nella ipotesi di una nuova teorica crisi, i così detti “stress test” sulla solvibilità delle banche europee, condotti sino a fine Giugno sembra attestino di una solidità del sistema bancario europeo superiore alle attese iniziali. Dunque liquidità cercasi nonostante tutto. Che è un po’ come, durante un alluvione, andare alla ricerca di una bottiglia di acqua minerale per sopravvivere. Ma gli operatori del mercato finanziario che è il luogo dove questa “acqua minerale” è reperibile vogliono, in cambio della loro disponibilità a investire nel rifinanziamento del debito pubblico dei paesi europei, che l’Euro continui a svalutarsi e pretendono la stessa svalutazione anche dalla Sterlina inglese. L’adeguamento del tasso di cambio verso il basso è un concetto di aggiustamento noto in campo economico che consente di diminuire il rischio dell’investitore di incorrere in future svalutazioni dell’Euro all’atto del rimborso dei prestiti essendosi questo effetto già determinato anticipatamente ossia prima della erogazione. Ma la preoccupazione sui tassi di cambio non è solo degli investitori finanziari e non è limitata al solo ambito monetario. Anche chi intrattiene rapporti commerciali estesi con l’area Euro ha un interesse in questo momento ad evitare un aggravamento della crisi economica europea che possa danneggiarne l’interscambio, tant’è che la Cina ha recentemente accettato di far fluttuare verso l’alto la propria valuta contro dollaro Usa nonostante la contemporanea svalutazione dell’Euro. Dal Dicembre 2009 ad oggi la rivalutazione della valuta cinese sull’Euro è stata infatti di ben il 18% . Se il FMI annuncia in queste ore per il 2010 una crescita della economia mondiale del 4,6% (con Usa e Canada fra i paesi sviluppati alla riscossa) contro la previsione formulata nell’Aprile scorso del 4,2% , non bisogna però dimenticare che nelle stesse ore la Germania annunciava una caduta degli ordini industriali dello 0,5% contro un aumento atteso del +0,5% e che in Italia il gestore della rete elettrica Terna fornendo i dati del primo semestre del 2010 affermava che la domanda di energia elettrica ha avuto un incremento del +1,7% rispetto allo stesso periodo del 2009 quando però si registrò una brusca flessione rispetto al corrispondente periodo del 2008 (-8,6%). Ciò equivale a dire che il sistema produttivo italiano nella realtà delle cose e non nella finzione dei numeri, gira ancora circa 7 punti percentuali al disotto di quanto si era registrato nella prima metà del 2008. Detto dell’economia; quale è inoltre il quadro strategico internazionale al contorno della situazione economica descritta ? Non è poi così tranquillo come appare. La questione del nucleare iraniano è ben lungi dall’essere risolta nonostante le tante proposte e promesse sul tavolo. Anzi la situazione si è andata deteriorando per l’intransigenza iraniana che unitamente al peggiorare della situazione al confine fra Arabia Saudita e Yemen dove operano formazioni antisaudite, ha costretto una riluttante Amministrazione Usa ad una escalation della presenza militare nel Golfo, nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano che sta assumendo profili non solo di manifestazione di forza e di mero deterrente, ma di vera e concreta organizzazione di un corpo di spedizione pronto ad entrare in azione a Sud dal Golfo e dall’Azerbagian a Nord nei confronti dell’Iran (cfr www.anesti.it > Link di Servizio> Debka file’:, 28 Giugno 2010 “military sources report that Washington has posted a third carrier opposite Iran's shores. It is supported by amphibious assault ships and up to 4,000 Navy and Marine Corps personnel, bringing the total US strength in these waters to three carriers and 10,000 combat personnel”)….(“Tehran reports that an Iranian naval patrol Thursday, May 27, detected a US nuclear submarine sailing through the strategic Strait of Hormuz, through which most of the oil produced by Persian Gulf states passes on its way to world markets…Western intelligence and naval sources confirm that a nuclear-armed American submarine has in fact entered the Persian Gulf. This confirms DEBKAfile's report of May 20 that the Obama administration had decided to boost US military strength in the Mediterranean and Persian Gulf” da: Debka File 27 Maggio 2010)…( In a rare move, Iran has declared a state of war on its northwestern border. Iranian Revolutionary Guards Corps men and equipment units are being massed in the Caspian Sea region against what Tehran claims are US and Israeli forces concentrated on army and air bases in Azerbaijan ready to strike Iran's nuclear facilities. Other Iranian sources report that in the last few days, Israel has secretly transferred a large number of bomber jets to bases in Azerbaijan, via Georgia, and that American special forces are also concentrated in Azerbaijan in preparation for a strike…No comment has come from Azerbaijan about any of these reports. Iranian Azerbaijan, the destination of the Revolutionary Guards forces reinforcements, borders on Turkey, Iraq and Armenia. Witnesses say long IRGC convoys of tanks, artillery, anti-aircraft units and infantry are seen heading up the main highways to Azerbaijan and then further north to the Caspian Sea”da: Debka File’s 23 Giugno 2010 . Dall’Egitto – altro ingranaggio chiave dello scacchiere mediorientale per gli equilibri di quell’area- apprendiamo infine che le condizioni del presidente Mubarak stanno rapidamente peggiorando e si potrebbe a breve porre un problema di successione ancorchè apparentemente senza scosse (Egyptian President Hosni Mubarak deteriorating health prevents him from reelection. US sources believe that his son, Gamal Mubarak, is being prepared to inherit his father’s position…Though the names of other senior figures in the regime have been mentioned as possibly being next in line, among them intelligence chief Omar Suleiman, the most likely scenario is that Gamal Mubarak will be designated as the presidential successor, with his father’s top aides assisting in the orderly transfer of power” da: Intelligence Brief July 8;2010). …“Più tardi il Pascià si era interessato all’orologio; aveva ordinate di aprirlo e s’era informato sulla funzione delle ruote dentate, del meccanismo, del peso. Poi timoroso, come scompigliasse la tana oscura e raccapricciante di un serpente, aveva infilato il dito in quello strumento ticchettante e l’aveva ritratto”da: Orhan Pamuk “Il Castello Bianco”, ed. Einaudi 2006. EUTIMIO TILIACOS Linacre College Oxford University
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