09 | 09 | 2010
non è vero, ma ci credo PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara Velodice Francamente   

FRANCAMENTE

di Chiara Velodice Francamente

 

Il concetto va espresso subito e con chiarezza: questo articolo non è basato su documenti, ma è la ricostruzione e la messa in fila di alcuni avvenimenti. L’accostamento dei fatti ha un senso logico; per quanto riguarda la veridicità saranno, invece, gli eventi futuri a decretarla. Proprio come avverrà per le dichiarazioni che sta rilasciando Massimo Ciancimino nelle varie udienze al tribunale di Palermo: se e quanto c’è di vero in quelle parole lo si potrà capire e valutare solo in futuro. Dice un famoso detto popolare che “non si dice cosa se non c’è qualcosa”. E che ci sia qualcosa di poco chiaro nella genesi di Forza Italia lo si è sempre detto da tante parti anche se mai provato in molti ambienti.
 
Non sappiamo se – come dice il figlio del boss mafioso, Ciancimino – Forza Italia sia il frutto della trattativa fra Stato e mafia, ma nello spolverare alcuni ricordi si è indotti a pensare che la nascita del partito sia avvenuta in maniera più studiata di quanto lo stesso fondatore non abbia mai avuto a dire.
Potrebbe non essere del tutto vero che ci fu il colpo di scena nelle elezioni del 1994; non essere del tutto vero che Silvio Berlusconi decise di scendere in campo pochi mesi prima delle votazioni; non essere del tutto vero che l’entourage di Forza Italia mise assieme un partito in quattro e quattro otto; non essere del tutto vero che il 18 gennaio – data di fondazione ufficiale del nuovo partito – fosse anche la data della vera nascita del nuovo partito che ancora non aveva deciso se sedersi a destra o a sinistra dell’emisfero di Montecitorio.
È utile allora ricordare una storia. Purtroppo la rammentano in pochi. Il numero di coloro che la ricorda è talmente infinitesimale da poter dire a ragion veduta che non la ricorda nessuno.
Quando Berlusconi entrò in politica, affermò di averlo fatto per salvare l’Italia dallo sfacelo della corruzione (erano i due anni successivi a tangentopoli) e che si sentiva in dovere di farlo per il bene degli italiani. Disse che l’aveva deciso praticamente dal giorno alla notte, pochi mesi prima delle elezioni che poi vinse, facendo gridare gli italiani al miracolo. Fin qui la storia che tutti ricordiamo. Pochissimi ricordano invece che quelle elezioni e la sua discesa in campo erano state preparate già da due anni. E questo è il retroscena passato nel dimenticatoio. Nel 1992, proprio nel turbinio degli scandali, l’Italia venne tappezzata di manifesti, cartelloni pubblicitari targati Pubblicità Progresso per conto di Publitalia. Vi era raffigurata 'immagine in primo piano di un bambino a volte biondo, a volte moro, a volte riccio, ma sempre di due, tre anni. Una scritta sovrastava il volto sorridente del bambino: FOZZA ITALIA. La scritta aveva la doppia zeta per dare ulteriormente il senso del linguaggio di un bambino che simboleggia l’entusiasmo, la sincerità, la spontaneità, la voglia di crescere. Nessuno badò più di tanto a quell’apparente stravaganza, perché in quegli anni erano appena state “inventate” le pubblicità a puntate, una tecnica adottata anche per la cartellonistica. Prima c’era un messaggio apparentemente incomprensibile, poco dopo venivano affissi manifesti che davano la risposta e rendevano chiaro anche quel messaggio misterioso. E così gli italiani aspettarono la spiegazione a quel “FOZZA ITALIA”. Non arrivò mai. O meglio, arrivò con i fatti, due anni dopo, con quella discesa in campo “preparata all’improvviso dal giorno alla notte per salvare l’Italia…” La strategia adottata ha un profilo di messaggio subliminale, il più pericoloso, perché non viene registrato a livello cosciente, ma lascia tracce profonde nell’inconscio. Nel caso di Berlusconi con il cartello Fozza Italia, quel genere di pubblicità subliminale non era perseguibile: all’apparenza il messaggio era evidente e palese, ma contando sulla memoria corta degli italiani produsse proprio gli effetti della pubblicità subliminale. E così si preparava il terreno per la nascita di un nuovo partito. In quegli anni, non a caso, si dibatteva su un tema in particolare: se un partito che nasce dall’alto può riuscire ad avere un grande consenso popolare o se invece non farà mai presa sulle masse.
Nella tangentopoli del ’92 un ruolo di primo piano lo ricoprì la tangente Enimont che coinvolse anche gli ambienti del Vaticano nel ruolo di riciclatori di denaro per il tramite dello Ior. Molti di questi fatti sono narrati nei libri, nelle inchieste, negli archivi, negli atti giudiziari. Fatti indiscutibili parlano anche del legame fra la mafia e l’allora Democrazia Cristiana con il coinvolgimento di alcuni alti esponenti del partito. Poi salta tutto per aria. Mani Pulite scardina il sistema delle tangenti. Sarebbe interessante riuscire finalmente a capire la genesi della soffiata della bustarella nelle mutande di Mario Chiesa, presidente del Pio albergo Trivulzio, che innesca l’effetto domino dei finanziamenti illeciti.
La Dc è disintegrata; la banca del Vaticano trascorre due anni a ricostruire le attività di uno Ior parallelo per cercare di confermare solo ciò che via via arrivavano a scoprire i pubblici ministeri e facendo bene attenzione a mascherare il resto; la mafia ce l’aveva a morte con Sindona perché il banchiere aveva sbagliato alcuni investimenti e aveva bruciato il loro capitale (negli anni precedenti arrivò a organizzare un finto rapimento e si fece gambizzare per renderlo più credibile nel tentativo di chiedere, fallendo nel proposito, un riscatto allo Stato e restituire i soldi male investiti alla mafia).
La EdilNord, nata negli anni ’60, intanto era già consolidata. Merito fino a prova contraria – come dice l’avvocato, onorevole, Ghedini – degli investimenti azzeccati del presidente Berlusconi che vendendo sulla carta i progetti delle case di Milano 2 era riuscito ad espandere il suo impero a dismisura. In tanti ambienti, però, ancora si nutrono dubbi sul riversamento di capitali mafiosi in quel progetto. Non ci sono prove provate di questa illazione; non ci sono sentenze passate in giudicato, ma se così fosse, sottolineando il se così fosse, Berlusconi sarebbe divenuto un soggetto gradito a Cosa Nostra. Se come dice Massimo Ciancimino, l’arresto di Totò Riina avvenne per il tradimento di Bernardo Provenzano, è evidente che la mafia degli anni Novanta avesse cambiato interlocutore politico. Chi fosse stato questo nuovo referente è tutto da accertare. Ed è chiaro che la mafia avanzi delle richieste. Fa parte della struttura del pensiero mafioso. Le richieste sono davvero solo quelle indicate nel famoso “papello” di cui parla Ciancimino junior? Chissà se questo verrà mai alla luce. È però sempre lecito pensare che qualcosa sia andato storto, che qualche promessa non sia stata mantenuta, o anche che la mafia abbia già di nuovo cambiato referente. Che senso avrebbe altrimenti fornire dichiarazioni e versioni così sconcertanti? Il raccontare la genesi della nascita di un partito è un’arma di ricatto potentissima, una delle peggiori lupare. Ipotizzare che la vicenda sia legata alle prossime elezioni e a un loro condizionamento è un po’ riduttivo, visto che l’Italia chiamata alle urne è circa la metà (tredici Regioni). Colpi così destabilizzanti andrebbero riservati per obiettivi più alti, magari per le politiche. Illazioni o dichiarazioni non supportate da prove rimangono relegate al rango di menzogna. Però….
 
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