09 | 12 | 2018
Politica, non etica ne' diritto, nel caso Penati PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

2011-09-03

Foto PenatiRoma, 1 settembre ’11 (www.agenziafuoritutto.com)

Regna il silenzio della base militante del partito Democratico come reazione alla vicenda Penati: e forse è naturale che ciò avvenga. Il Pd, nato come sbocco finale della catarsi della democrazia italiana dopo Tangentopoli, mostra tutti i limiti del suo modo d’essere e d’operare proprio nel ritardo con cui reagisce al procedere dell’inchiesta sul Comune di Sesto S. Giovanni.  
E il sapiente e preciso dissertare che tutti i quotidiani, favorevoli o meno al Pd e al Centro, e dedicati a ogni possibile risvolto legale, etico e deontologico dei comportamenti passati e futuri di Filippo Penati, non rinunciano, qua e là, a declinare le derive politiche delle sue scelte, comunque inarrestabili.

Nell’alludere tuttavia, più o meno scopertamente, alle conseguenze che le scelte adottate ricadrebbero sulle responsabilità del segretario nazionale e dell’oligarchia storica del Pds e Ds di cui Bersani è emanazione indiscutibile omettono di riconoscere che la disattenzione verso i comportamenti interni del partito appare una costante del PD attuale.
E proprio la disinvoltura con cui nessuno di questi dirigenti seppe intuire a suo tempo la necessità di sogguardare la decisione adottata dalla Provincia di Milano, presieduta appunto da Penati, di acquistare un cospicuo pacchetto di azioni dell’autostrada di Serravalle a un prezzo - di circa quattro volte di quello pagato dal venditore alcuni mesi prima - appare significativo della loro inadeguatezza alla conduzione del partito. A un partito strutturato (com’erano anche allora i Ds) sarebbe, infatti, dovuto essere istintivo rendersi conto della sindacabilità di tale acquisto sia per cifra riconosciuta al venditore sia per l’inesistenza di motivazioni che lo ispirava: anche a prescindere dall’iniziativa promossa tempestivamente a tale titolo dell’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini.   
E’ proprio questo il punto che costituisce l’incipit della presente riflessione: una dirigenza storica che, in contrasto con la storia dei suoi stessi predecessori, ha creato apparati pletorici ma privi d’indipendenza, prima ancora che di professionalità.
Etica, legalità e moralità sono valori primari che sono un prerequisito per tutte le umane attività, ognuna delle quali ha una serie di codici comportamentali avulsi da quelle categorie: la valutazione delle quali è di competenza di altre istituzioni.
L’intreccio di quei momenti rischia, infatti, di contaminare le situazioni come cortine fumogene finalizzate ad occultare la realtà dei fatti più che a renderla evidente.         
(Sor)

 
Ulti Clocks content
Petizioni Grecia
ITALIA150
ItaliaUnita150
150° UNITA': FINE CELEBRAZIONI
Benigni - Esegesi dell'Inno di Mameli
Benigni canta l'Inno di Mameli
150 anni di diritti
J.F. Kennedy - Discorso per i 100 anni dell'Unita d'Italia
150 anni: voglia di Unità, ma perché ? e su ché ?
Lettere di condannati a morte della Resistenza
Consigli Solidali